Klessidra | Parlo di Gagosian. Gagosian parla di noi!

È un elogio, non lo voglio negare. E d’altra parte, come si dice, quando ci vuole, non bisogna sottrarsi. Sono anni che recensisco le mostre romane della Galleria Gagosian e lo faccio con gioia e soddisfazione, per la fecondità delle scelte, per il rigore degli allestimenti, che fanno cultura nel senso pieno della parola, che fanno stile, cosa che in questi tempi, ma già da lunghi tempi, è difettoso o manca del tutto.

Si tratta, come tutti sanno, di una catena di gallerie, che avvolgono il mondo, si può dire e lo fanno senza enfasi e senza sovrabbondanza mediatica, bensì con sobrietà e capacità di far vedere, una pluralità di scelte, che non seguono indirizzi univoci, ma un’eclettica qualità, che si accompagna ad una libertà che non è priva di codici, ma è capace di interpretarli e trasformarli, con garbo e decisione.
Direte che, i due termini, sono conflittuali; ebbene sì lo sono, ma la prima linea dell’arte, deve possederli e questa li possiede.

La rivista “Gagosian”, un trimestrale di design raffinato e di contenuti sempre nelle righe, senza esaltazioni e senza osanna, ma anche senza falsa modestia, nella giusta considerazione delle proporzioni e delle variegazioni, del sistema dell’arte e del mercato dell’arte, per cui Twombly, Koons, Setsuko, stanno con giovani, promesse o affermazioni, che danno un’idea (tra le tante auspicabili) di futuro, necessario, indispensabile, perché l’attualità prosegua la storia…

Ritornando alla galleria romana, non posso non ribadire, quanto essa sia di beneficio per tutti (convergenti e concorrenti…) e per l’Urbe, che in questo momento, avverte sulla propria pelle, una caduta in minorità, con pochi sussulti di vera vitalità biografica, da non confondere, con il vitalismo biologico, pre-intellettuale e pre-estetico. 

Sistema vuol dire ricchezza, diversità, libertà.
Hic sunt leones!

Klessidra | A cura di Francesco Gallo Mazzeo