Beppe Labianca | Addio all’Infinito

Il Covid si porta via un altro importante pezzo del patrimonio culturale artistico italiano. Beppe Labianca nato a San Ferdinando di Puglia, si trasferisce a Bari dove, frequentati gli studi artistici, si inserisce nel panorama artistico-culturale con mostre personali e collettive. Importante menzionare il suo ruolo da dirigente dell’Officina Nuova, ottenuto nel ’75, che diventa in quegli anni un importante ritrovo di artisti e di intellettuali, grazie ad eventi di rilevanza sia nazionale che internazionale.

Questo non gli ha però impedito di compiere numerosi viaggi, soggiornando per un lungo periodo a Londra dove la sua pittura è andata ad accostarsi a quella di Francis Bacon, della quale però si è progressivamente allontanata per attingere ad una forma di esistenzialismo figurativo, di impostazione metafisico-simbolica in cui concentra le ultime esperienze dell’arte contemporanea. Dopo la Biennale di Venezia del 2012, Beppe era ormai ospite di molti musei del mondo. Da una collettiva dedicata al gioco, a Tel Aviv, al Museo di Ravenna, a Gioanina, e nella Fortezza veneziana di Corfù e poi a Preveza e a Igoumenitza.Questo, assieme ai molti altri meriti che Beppe si è guadagnato durante il suo longevo viaggio nel mondo dell’Arte rendono la sua scomparsa una grave perdita per tutti noi.

“Una persona per bene, commenta Amedeo Demitry, prima che un’artista. Sembrava trattasse tutti con distacco e invece il suo era rispetto infinito per chiunque. Ho avuto modo di frequentarlo e apprezzarlo in tutte le sue sfaccettature in occasione di diverse mostre da me curate e cio che mi mancherà sarà sia l’uomo che l’artista”