Nostalgia della bellezza | Il nuovo saggio di Angelo Crespi contro il brutto dell’Arte contemporanea

Nel suo nuovo saggio, “Nostalgia della Bellezza. Perché l’arte contemporanea ama il brutto e il mercato ci specula sopra” (Giubilei Regnani editore, pp. 196, 14,00 euro) Angelo Crespi reagisce all’insensata mancanza di bellezza del nostro tempo e all’esaltazione del brutto che è tipico dell’arte contemporanea, in cui le opere valgono perché costano, auspicando una rinascita estetica ed etica dopo la pandemia che di fatto ha azzerato il mercato.

Un corrosivo pamphlet in forma di lunga intervista, escamotage letterario con il quale viene proposto un intenso ma scorrevole e confidenziale dialogo con il lettore, e in cui Crespi si interroga sui vizi e sui tic del mercato dell’arte in cui prevale la speculazione a danno della ricerca estetica e culturale.

L’obiettivo è svelare i meccanismi dell’arte contemporanea concettuale in cui si predilige il concetto alla forma, in cui tutti gli oggetti possono assurgere allo status di opera d’arte, soprattutto se incomprensibili e se riescono ad avere un prezzo esorbitante e insensato rispetto al manufatto: a partire dalla famosa banana di Cattelan appesa con lo scotch, il pezzo più acclamato e iconico dell’avanguardismo. Un mondo autoreferenziale, quello dell’art system, in cui i musei e i curator spesso lavorano per certificare e aumentare il prezzo delle opere d’arte, mentre i collezionisti ci speculano, immaginando di trarre profitto dalle azioni della premiata ditta Banksy-Cattelan-Koons. Un mercato che fino al 2019 valeva 60 miliardi di dollari, ma che dopo il prolungato lockdown rischia il crack. Come sarà l’arte dopo la peste? Si domanda Crespi: “alla fine, ci salverà la pittura che è l’unica vera avanguardia, ci salveranno quegli artisti che dipingono e scolpiscono nel solco della tradizione fidandosi delle loro mani, mirando alla perfezione, credendo di poter ancora produrre capolavori.

Ma non c’è nessun intento passatista in questo ritorno alla pittura.
Crespi ha nostalgia della bellezza futura, cioè di quella bellezza che non riusciremo a vedere se la nostra civiltà perseguirà nella mitizzazione del brutto e dell’insensato. Mentre invece, tecnicamente, il libro è reazionario, se con reazione si denota una ribellione al brutto, al nichilismo che svilisce ogni desiderio di eternità dell’essere umano. Mentre la vera arte, dalla poesia passando alla pittura, è nata per consolarci dal nostro destino, dal nostro essere effimeri, per permetterci di abitare meglio il mondo, di percepire nel frammento la presenza del divino.

Angelo Crespi, giornalista, scrittore e uomo di cultura, si occupa di arte contemporanea. Nel 2017 ha pubblicato un pamphlet sull’architettura, “Costruito da dio. Perché le chiese contemporanee sono brutte e i musei sono diventati le nuove cattedrali” (Johan&Levi), e un saggio su Marcel Duchamp, “100 anni di arte immonda” (ed. il Giornale). È l’autore di “Ars Attack. Il bluff del contemporaneo” (Johan&Levi, 2013). Attualmente è consigliere di amministrazione del Piccolo Teatro di Milano.