LA STREET ART E LA SUA PROTEZIONE

Il mondo non è stato creato una sola volta, ma tutte le volte che è sopravvenuto un artista originale

MARCEL PROUST

Un dilemma giuridico affrontato nel mondo degli street artists, writers e urban artists è quello che riguarda la prevalenza dei diritti degli artisti su quelli dei proprietari dei muri che contengono le loro opere.

Una sentenza di grande interesse è quella pronunciata dal giudice federale americano Frederic Block nella quale viene consacrata l’applicazione preminente del diritto d’autore sul diritto della proprietà privata, secondo un ragionamento processuale logico e impeccabile che il giudice offre nelle sue motivazioni.

Partiamo da quando negli anni ’90 5Pointz, un complesso industriale di Long Island nello Stato di New York, iniziò ad essere liberamente utilizzato da artisti, street artists e writers con il consenso e la benedizione dei legittimi proprietari, gli immobiliaristi Jerry e David Wolkoff, sino a diventare un vero e proprio museo a cielo aperto in cui si dipingeva liberamente senza la necessità di ottenere autorizzazioni, o conformandosi a una qualche normativa di legge dello Stato o della consuetudine.

Il complesso quindi nel corso degli anni acquisì una identità propria, riconoscibile e riconosciuta ovunque, che ha sempre richiamato numerose e continue visite da parte di artisti o appassionati di arte di strada.

Consolidata l’esistenza e la valenza artistica di 5Pointz, i suoi legittimi proprietari decisero però di avviare una speculazione edilizia che prevedeva la demolizione dell’edificio. Molti furono gli artisti che vi si opposero ma senza alcun esito fortunato. Nel 2013 i murales dei 21 graffitari più celebrati della scena underground newyorkese  furono dapprima imbiancati e poi abbattuti.

Gli artisti quindi si rivolsero al giudice federale chiedendo l’applicazione del Visual Artists Rights Act (VARA), un codice che tutela negli USA il diritto d’autore quando l’opera appartiene materialmente a terzi, e questa richiesta di applicazione normativa fu fatta con la consapevolezza che le autorità locali avevano sempre negato a 5Pointz il vincolo di bene culturale, ma fu fatta anche con l’altrettanta consapevolezza che tutti quei graffiti andati distrutti contro il volere degli autori, erano autentiche opere d’arte la cui tutela era diventata una vera e propria necessità.

Il ragionamento giuridico del Giudice Block parte proprio da questo elemento essenziale per l’accoglimento del ricorso: l’identità che grazie all’intervento creativo degli artisti è stata conferita al complesso industriale.

Si trattava indubbiamente di opere d’arte che hanno richiamato, sono state condivise e consacrate tali da una notevole attrazione turistica, per cui il luogo era diventato meta di un vero e proprio pellegrinaggio da parte di appassionati e artisti; ed era quindi del tutto evidente e incontestabile la loro qualificazione.

La richiesta di vedere tutelate le opere attraverso l’applicazione del Visual Artists Rights Act parve più che mai fondata quindi, poiché Jerry

e David Wolkoff erano sì i proprietari dei muri, ma non dei graffiti che avrebbero dovuto essere protetti in quanto di valore artistico riconosciuto.

In che modo? Attraverso l’applicazione del contenuto dell’art. 113 del VARA, nel quale è previsto che il proprietario dell’immobile in cui sono incorporate opere di valore artistico riconosciuto (esattamente come nel caso di specie), comunichi formalmente attraverso una notifica all’artista che le ha create, le sue intenzioni di intervenire sull’immobile; permettendo quindi al creatore di rimuoverle mettendole in salvo entro i 90 giorni successivi.

Jerry e David Wolkoff

Ciò non è stato fatto da David Wolkoff che non solo non ha provveduto a notificare alcuna comunicazione, ma ha discrezionalmente prima ordinato di imbiancare le opere e poi proceduto con l’ordine di demolizione dei muri in cui erano incorporate, provocandone letteralmente la distruzione. Il proprietario dell’edificio quindi è stato condannato ad un cospicuo risarcimento del danno in favore dei graffitari per circa 6,7 milioni $.

In Italia non esiste una normativa così specifica come quella statunitense, restando quindi confinata la tutela autorale nella Legge 633 del 1941, ma la sentenza in esame ha una portata d’interesse generale per il mondo della Street Art anche italiano, confermando l’interesse della comunità intera ad intervenire ogni qual volta l’esistenza e l’integrità di un’opera d’arte viene messa in pericolo; anche in esercizio di un ulteriore diritto riconosciuto dall’ordinamento.

 

Avv. Nicoletta Barbaglia
 Contenzioso Civile e Diritto dell’Arte

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